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“Qualcosa accade nel sottofondo delle cose, in bilico tra un silenzio e una parola lasciata in sospeso il mondo continua ad agitarsi. Lo sguardo è il divenire di un azione capace di coinvolgere, consapevole di non poter intervenire per cambiare il corso degli eventi. Reali. Surreali. Queste Istantanee rubate alla quotidianeitá sono tracce di una fragilitá che carica di significato l’apparente vuoto in esse contenuto.”

Le cose non dette

Lucia Riccelli, romana e residente a Vienna dal 1994 , incentra il suo lavoro nell’indagine introspettiva dell’essere umano, riuscendo a cogliere quelle sfaccettature della vita mitteleuropea da usare come palcoscenico freudiano di una realtà universalmente più grande che coinvolge sia i rapporti interpersonali di una società post-industriale, sia il ruolo specifico della figura femminile, che viene rappresentata indipendente, mutevole, sfuggente, e che sembra voglia lasciar riflettere sulla discutibilità di quei valori e quelle funzioni assegnatele per tradizione e forse anche per discriminazione.

Lo spettatore, incuriosito, si sofferma a cogliere quella distanza che lo attira, quel nucleo di sentimenti che scaturiscono nel momento in cui cerca di afferrare le figure sulla tela, nel tentativo di ritrovare una realtà che gli restituisca certezze e che lo accompagni in quel percorso pittorico fatto di istanti e suggestioni che seguono il ritmo astruso e ribelle dell’immaginario.

Attraverso le figure e i tratti della pittura di Lucia Riccelli si avvertono il pudore e l’audacia che generano e celano contrasti, desideri e solitudini.La figura della donna si libera dal suo contesto, dominando  e inglobando  lo spazio tutt’intorno per diventare propulsore di sfide verso un mondo di convenzioni in cui mettersi in gioco. In questo modo cambiano anche le relazioni inter-familiari, sguardi muti creano barriere e generano insicurezze . L’ osservatore ne è attratto e respinto.

Ma forse è proprio lì che Riccelli vuole dirci che non è così, che quella fragilità è solo un modo per cogliere e capire i limiti nell’umano contemporaneo. Nelle pennellate si percepiscono le lacerazioni di rapporti esitanti, confusi, dove la certezza si può trovare solo dentro la solitudine del proprio io. Trame di parole rimangono allora sospese, proprio in quegli sguardi ora malinconici, ora  fugaci, in cui ci si rispecchia e ci si perde.

I bambini si voltano a guardarci. Nello smarrimento, la fissitá dei loro sguardi è prigioniera in una posa adulta, in quanto vittime dei cambiamenti intercorsi nell’ultimo mezzo secolo di storia occidentale. L’ adulto, creando fotocopie di se stesso con la pretesa di migliorare il futuro, esige una maturitá troppo precoce dai propri figli provocandone la perdita di contatto con l’ingenuitá; è un adulto incapace di comunicare le proprie fragilità, intimorito della propria debolezza che viene rispecchiata nel sorriso beffardo del bambino.

Lucia Riccelli sembra tessere una trama dentro la tela, ci racconta una storia che viviamo ogni giorno e che leggiamo nei libri, ma le figure che ci fronteggiano rendono le parole vane di fronte all’ immediatezza dei colori e delle realtá espresse. Come nel quadro “Too much life”, che sembra prendersi gioco di quella dinamica scomparsa, di quella comunicazione mancante e di quella distanza che separa noi e i personaggi in un andamento surreale, l’unico forse in grado di ridare una dimensione esatta alla realtá.

Vincenzo Mattei ( Autor )

»Lucia Riccellis Arbeiten sind erfüllt von etwas Geheimnisvollen, von etwas, das hinter der sichtbaren Realität liegt. Ihre Werke wollen betrachtet, ergründet und verstanden werden. Sie wollen sichtbar machen. Doch es gibt nicht nur eine Wahrheit, sondern es gibt viele Wege diese zu erschauen – und jeder hat die Freiheit es ganz auf seine Art zu tun.«

Mag. Alessandra Arseni (Kunsthistorikerin)

»Die Dynamik, mit der die Farbe in Riccellis Bildern auftritt, beschwört jene Malrichtungen wie die Art-Brut, der abstrakte Expressionismus oder die informelle Kunst und versucht den abgründigen Teil des Menschseins, den Zustand, wo sich bewusste und unbewusste Bereiche überlagern und ver- flechten, darzustellen: Instinkte, Verstand, Gefühle.”«

Davide Nicola Angerame (Kunstkritiker)

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